Spleen


Serie
Humans

Materiali
Tondo di ferro trafilato e cotto
Particolare in gomma piuma
Base in lamina di ferro

Dimensioni
cm 90 x 60 x 170 h

Tutto quanto di più negativo esista al mondo, questo è ciò che Baudelaire definisce “Spleen” (letteralmente “milza”, ritenuta dai greci la fonte del male corporeo). Un universo di sensazioni, sentimenti, paure, qualunque cosa rimandi a un mondo di negatività, tristezza, male di vivere, racchiuso in una sola parola, un solo concetto che può manifestarsi in mille modi ed aspetti.
Una figura fondamentale nella produzione baudelaireiana è quella legata allo stato di malessere del poeta. Egli è uno spirito superiore capace d’elevarsi al di sopra degli uomini e di percepire con la sua sensibilità innata le segrete corrispondenze tra gli oggetti, i profumi e gli elementi della natura.
Però, proprio a causa delle sue capacità, il poeta è maledetto dalla società, che lo reputa inutile e dunque un parassita che vive sulle spalle di chi fatica per guadagnarsi da vivere, diventando così oggetto di scherno per gli uomini comuni.
Per simboleggiare questa condizione, Baudelaire paragona il poeta all’albatros, un uccello marino estremamente elegante in volo ma terribilmente goffo quando tenta di muoversi a terra. Egli infatti si eleva ai livelli più alti della percezione e della sensibilità ma una volta sulla terra ferma, non riesce a muoversi proprio a causa delle sue capacità, vedendosi così lasciato in disparte e deriso dalle persone “normali“, se non umiliato e considerato un inutile fardello.
Quest’angoscia esistenziale profonda e disperata, proietta così il poeta in uno stato di perenne disagio e sofferenza che si racchiude nello Spleen.
Quando anche gli effimeri piaceri esauriscono la loro illusoria speranza di un conforto, al poeta non rimane che il rinnegamento di Dio e l’invocazione di Satana che tuttavia non si rivela utile alla sua fuga.
L’ultimo appiglio per lo spirito disperato del poeta è la morte, intesa non come passaggio ad una nuova vita ma come distruzione e disfacimento a cui tuttavia il poeta s’affida, nel disperato tentativo di trovare nell’ignoto qualcosa di nuovo e di diverso dall’onnipresente angoscia.

Siete di fronte ad una scultura in cui vi è l’essenza di quanto detto. Lo Spleen in quest’opera viene plasmato su un uomo morente che si priva dell’unica cosa in grado di tenerlo in vita: il cuore.
E’ in ginocchio sulla terra, in segno di disperazione e mette a nudo le sue arterie che una volta avevano colore ed irroravano il suo corpo maestoso.
Lo sguardo tende verso il basso, sconfitto da un qualcosa che lo ha portato ad annullarsi.
Quest’essere speciale si è appena convinto del fatto che l’arte, espressa in tutte le sue forme, è un passatempo che non produce nulla di concreto, che andrebbe abolita per concentrarsi sulla produzione per vivere o sopravvivere seguendo la monotona routine della vita che ci riduce al livello di bestie. Lavorare, mangiare, dormire e ricominciare da capo, tutto il resto è superfluo e inutile.
Le emozioni, il bello di vivere, assaporare ogni gesto: nulla ha importanza in un mondo in cui il dio denaro regna sovrano.
Di fronte a questa convinzione, il nostro intellettuale, sconfitto da un mondo diverso da quello che avrebbe desiderato, s’affida all’ignoto togliendosi la vita.
Le ali da cui egli è adornato simboleggiano quelle dell’albatros dispiegate sulla sua possente schiena come una luce divina, che oramai è debole e frivola, non più in grado di essere percepita.
L’uomo, ormai esausto, si lascia la luce alle spalle e vede solo il buio degli esseri “normali” che non sanno apprezzare l’arte e si accontentano di vivere nella mediocrità per paura di aprire i loro animi alle emozioni e alla gioia; esseri che non riescono a staccarsi da quella realtà monotona, che essendo tale, dona loro sicurezza.
Dunque, quest’individuo sceglie la morte come fuga da una realtà razionale e, così, dinanzi all’impotenza di manifestare tutta la sua magnificenza, conoscenza e bellezza dal suo “io”, lascia che il suo cuore trascini nello Spleen il suo ultimo battito.

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