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Giugno 2018 – Massimiliano Porro, critico d’arte Fondazione Michele Cea

L’amore ramifica e l’amore trasforma, linfa vitale, nutrimento dei sentimenti e del cuore. Una scultura che ne elogia i benefici e dona senso al tutto. È calore e colore che fa muovere il sole e le altre stelle, è impulso che genera vita. Non potrebbe essere meglio rappresentato in forma di rami e radici che, vicendevolmente, si intrecciano. Un’opera dinamica in cui il rosso sanguigno scorre nelle vene, facendo scaturire l’energica forza che prorompe nella vita di ciascuno. Davide Pisapia fa appello all’iconografia tradizionale che associa l’amore a un cuore, rendendolo però unico nella materia e nel lavoro meticoloso che lo ha condotto alla creazione. L’unica vera sorgente dell’arte è il nostro cuore e ciò che nasce non potrà mai essere artificio così come il vero bene non può essere finzione. È vicendevole scambio e unione, trama che si tesse, seme gettato che dà frutto. E la monumentalità che si genera ha un impatto visivo che entra nell’animo come freccia scagliata da Eros. Dalle radici si attua dunque una metamorfosi, tra realtà e fantasia, in cui il tronco diviene parte integrante dell’unione complice di chi si ama oltre ogni tempo e spazio. Amore è desiderio divenuto saggezza, non vuole possedere nulla, vuole solo amare… L’artista conferisce così alla sua scultura un carattere simbolico intenso e naturale come l’albero della vita che germoglia e si mostra al mondo… All you need is love…

 

Agosto 2017 – Chantal Menhem, artista e art blogger

Negli ultimi 3 anni ho scritto oltre 300 testi su migliaia di artisti e opere d’arte, ma c’è qualcosa in ‘Odi et Amo’ che mi fa scrivere 300 pagine su di essa.

 

Agosto 2017 – Marianna Fioretti, studentessa di storia dell’arte

Da quando mi sono avvicinata all’arte, ossia da quando ho memoria, ho sempre pensato che questa fosse un punto di accesso universale per tutti coloro che mostrassero un interesse anche minimo,
Infatti io sono fermamente convinta che l’arte sia per tutti e soprattutto di tutti ed è semplice spiegarne il motivo siccome tutti coloro che sono in grado di dialogare con se stessi riescono a concepire un prodotto artistico in quanto espressione della propria verità.

Però questo non significa che tutti coloro che approcciano all’arte possano essere definiti “artisti”.
Purtroppo la nostra epoca in particolare vive un incomprensione universale, molte di quelle persone che si avvicinano all’arte che per convezione chiameremo “Neoumani” vivono la loro vita affermando di “Fare gli artisti” , il che sembra paradossale, almeno ai miei occhi, perché Non si può fare l’artista, purtroppo per voi e per noi (fruitori), Artista si è.

Ma allora qual è la differenza tra “Neoumani” e “Artisti”? 

La differenza sostanziale vive nel modo in cui l’autore dell’opera svela la propria verità.
Moltissimo artisti che conosciamo, studiamo, scopriamo, si sono scoperti solo in età adulta, il che è tutto dire, perché questo significa che la verità insita in noi può essere svelata solo tramite un processo intellettuale, svariati interrogativi, ricerche del proprio essere che portano alla stipulazione di un concetto, lo stesso concetto capace di autodefinirci, di svelare a noi stessi quello che sappiamo ma che ancora non vediamo.
Questo è l’artista, l’artista è colui che ci parla di una verità esistente, che era invisibile ai suoi occhi ma che è sentita con ogni fibra del suo corpo, quella stessa verità che ci parla di Autenticitá.

Il “Neumano” invece è colui che ci parla di una verità da cui ha preso ispirazione, è colui che viene in contatto con un “concetto puro” che non viene stipulato da sé stesso ma preso in prestito dall’artista, in vero, coloro che “Fanno” gli artisti sono quelli che prendono “dall’essere” dell’artista stesso.

Sulla base di questo presupposto le mie ricerche mi hanno portato allo studio di un artista contemporaneo molto illuminante, Davide Pisapia, che secondo la sua biografia, ha messo in luce la mia teoria.
Davide Pisapia nelle sue opere ci parla di un oggetto fondamentale ossia “Alter Ego” o meglio detta “La nostra verità” la stessa che lui concretizza nelle sue opere in ferro, che non sono altro che la verità fattasi concetto fattosi opera concreta.

Non mi stupisce che le opere di questo artista puro siano lo svelamento di uno dei codici emozionali che compongono il sistema della sensibilità.

Quando parlo di codice emozionale mi riferisco al fatto che per me le persone vengono al mondo munite di questo codice uguale per tutti e oscuro a noi fin quando non facciamo delle esperienze tali che ci consentono di conoscerlo, l’artista puro è colui che con la propria verità riesce a svelare parte di questo “codice” e comportandosi con esso, come ci si comporta con il cubo di Rubik, riesce a trovare la soluzione di una parte di questo codice, o meglio, dell’esistenza umana.

 

Luglio 2017 – Ilaria Morgillo, studentessa di storia dell’arte

L’uomo di Davide Pisapia è arrugginito dalla sofferenza e valica in maniera patetica il confine che da semplice “essere che prova dolore” lo trasporta in una realtà nuova, dove il rossore della sua vita può scivolare dai suoi occhi, dalle sue membra, e radicarsi anziché nel suo essere in una regione lontana, dove non può più essere distrutto.

I suoi piccoli pezzi lo rendono vuoti a tratti ma in realtà è tutto un progredire, l’ascesi di chi è riuscito ad incalzare la sua esistenza e a portarla fuori di sè.

La sua esistenza è qualcosa di oltre.. oltre il viso distorto dal dolore, oltre il corpo che si piega.. “oltre”, dove solo la volontà di essere e di vincere può arrivare. La pace dei sensi.